Il contesto
Il progetto si inserisce nel programma “Welcome to the Family” gestito a Nakuru dai Poveri Servi della
Divina Provvidenza, che si rivolge a bambine vittime di abuso sessuale o di altre problematiche familiari e a bambini di strada. Il
programma si svolge in tre centri: un “drop-in center” in città, punto di riferimento e di primo contatto con i bambini di strada; il
“Calabrian Shelter”, che ospita le bambine abusate riferite dal carcere minorile; il “Boys Ranch”, che ospita i bambini di strada che
scelgono di intraprendere un cammino per uscire dal vortice della vita di strada. Il “Calabrian Shelter” e il “Boys Ranch” si trovano fuori
dal centro di Nakuru e sono due strutture distinte ma in collaborazione tra loro. Negli ultimi anni c’è stato in Kenya un significativo
aumento dei casi di molestie sessuali nei confronti di minori, per la maggior parte femmine. A Nakuru e dintorni sono presenti delle
istituzioni private che ospitano bambine orfane, ma manca una struttura che segua i casi di abuso sessuale o di negligenza famigliare,
perciò le vittime vengono affidate al carcere minorile, unica struttura pubblica per minori esistente nel territorio. Nel carcere
minorile ragazzi e ragazze sono mischiati insieme, così come, talvolta, vittima e abusatore, casi criminali e casi bisognosi di
protezione. A volte, invece, sono le ragazzine stesse ad abbandonare la famiglia, ritrovandosi a vivere per strada e trasformandosi in
potenziali vittime di nuovi abusi e rischiando di essere coinvolte in attività illecite. Anche la presenza dei bambini di strada è molto
diffusa a Nakuru. La causa principale che spinge i minori sulla strada è la povertà, sia materiale sia a livello umano. Capita che
ragazze madri abbandonino il figlio per avere la possibilità di trovare un marito, oppure che il nuovo compagno della madre non accetti
un bambino nato da una relazione precedente. Capita che il minore scappi da una situazione famigliare violenta e problematica. Sulla
strada i bambini vengono a contatto con organizzazioni malavitose che sfruttano e controllano ogni momento della vita dei ragazzini.
Spesso entrano nel giro della droga, sniffando colla per non sentire la fame a la paura. Sia i bambini di strada che le bambine abusate
mancano di tutto e occorre soddisfare i bisogni di prima necessità: una casa, dei vestiti, del cibo, oltre che l’accesso all’educazione,
ad un’assistenza medico-sanitaria di base, alle cure e all’affetto. In quanto vittime di abuso, le bambine soffrono di disturbi a livello
personale ed emotivo molto forti. Il recupero psicologico è, perciò, un aspetto fondamentale del programma, insieme ad un piano di
educazione personalizzato a seconda dei bisogni di ogni ospite.
Il progetto
Il progetto ha realizzato una casa famiglia all’interno del “Calabrian Shelter” raddoppiando il
numero delle bambine ospitate (dai 7 ai 14 anni), vittime di abuso sessuale o di negligenza famigliare che devono essere temporaneamente
allontanate dalla famiglia di origine in modo da consentire loro un percorso personalizzato di recupero umano e psicologico, di
educazione e crescita. Il “Calabrian Shelter”, che prima del progetto disponeva di una sola casa famiglia, offre un ambiente familiare
protetto, dove viene offerto alle bambine quanto necessitano per il loro benessere psico-fisico, prima di essere reintegrate in famiglia
o date in affido. Il progetto si dirama in diverse attività e servizi: un piano educativo personalizzato, l’aiuto di uno psicologo e di
una “counsellor”, assistenza medica, attività manuali normalmente svolte da bambine della loro età in una famiglia keniota (lavare la
biancheria, seguire l’orto), la possibilità di andare a scuola, cibo nutriente, un ambiente familiare sicuro, confortevole, pulito, con
la costante presenza di un adulto.
L’intervento della Fondazione PRO.SA
Il progetto risponde a tre priorità: garantire alle bambine un ambiente
protetto; operare per la loro “guarigione interiore”; reintegrarle in famiglia o darle in affido. A beneficiare del progetto sono in
primo luogo le minori, ma anche le loro famiglie e il carcere minorile, impossibilitato a gestire tale problematica. La Fondazione PRO.SA,
grazie al contributo di Att.I.Co SOA, ha realizzato la casa famiglia, completa di arredi, per le ospiti del “Calabrian Shelter”.
Progetti futuri
Il programma Welcome to the Family necessita di una nuova struttura che funga da “drop-in center”
poiché il centro attuale è situato in una zona non adatta ad accogliere i bambini di strada. Il “Boys Ranch”, inoltre, ha bisogno di
essere ristrutturato. La Fondazione PRO.SA, attraverso il Fondo “Amici di Federico Clerici”, intende acquistare il terreno sul quale
fabbricare il nuovo “drop-in center” e contribuire al miglioramento del centro di accoglienza per i bambini di strada di Nakuru.