PAKISTAN -INTERVENTO UMANITARIO
AIUTO ALLE PERSONE COLPITE DALL’ALLUVIONE
Le alluvioni in Pakistan sono iniziate nel settembre 2010 dopo le pesanti piogge monsoniche nelle regioni del Khiber Pakhtunkhwa,
del Sindh, del Punjab e del Balochistan. È stato stimato che oltre 2mila persone sono morte e più di un milione di case sono state distrutte dall’inizio
delle alluvioni. Le Nazioni Unite hanno stimato che, a seguito delle alluvioni, più di 21 milioni di persone sono rimaste ferite o senza casa, numero
superiore al totale di individui colpiti dallo tsunami del 2004 nell’Oceano Indiano, al terremoto del Kashmir del 2005 e a quello di Haiti del 2010.
Tuttavia, il conto dei morti, in ognuno di questi tre disastri, è stato significativamente più alto rispetto al numero di persone uccise finora dalle
alluvioni. Circa un quinto della superficie totale del Pakistan era sommersa a causa delle alluvioni.
Almeno 1.588 persone sono state ferite, 222.600
case e 4.600 villaggi sono state danneggiate o distrutte. Le devastanti alluvioni hanno avuto un grave impatto su una popolazione già vulnerabile. Le acque
hanno distrutto molte delle infrastrutture di assistenza sanitaria presenti nelle zone più colpite, fattorie, colture e bestiame (bufali, vacche, capre,
pecore, etc.), fonti di sostentamento principale della popolazione, lasciandola così con un futuro incerto.
Quattro mesi dopo, alcune famiglie sono
tornate nei loro villaggi ma altre sono rimaste nei campi profughi perché l’acqua era ancora presente, specialmente, nei villaggi della provincia del
Sindh. La maggior parte dei loro raccolti di cotone, zucchero di canna e frutta, sono andati distrutti. Molte donne e bambini si sono ammalati di malaria,
infezioni agli occhi, malattie della pelle, tubercolosi ed epatite.
La Fondazione PRO.SA ha sostenuto operazioni di soccorso umanitario: assistenza
medica, sostegno ai contadini, ricostruzione di case e distribuzione di beni di prima necessità, nelle provincie del Sindh e del Punjab.
Nella provincia
del Punjab, la Fondazione PRO.SA ha coperto l’intero costo delle attività di emergenza messe in atto dalla Parrocchia di Jhang Sadar, coordinate dal
Parroco: p. Waseem Walter. L’intervento è iniziato alla fine di agosto 2010 ed è terminato a dicembre. Sono stati organizzati 20 campi medici nei villaggi
di quattro aree del distretto di Jhang, 4 specifici per i bambini. Distribuito cibo, acqua e beni di prima necessità a più di 2000 alluvionati. Acquistato
materiale da costruzione per il rifacimento dei tetti per le case di 30 famiglie che hanno realizzato personalmente i lavori. All’arrivo dell’inverno p.
Waseem e i suoi collaboratori volontari hanno distribuito un migliaio di maglioni e pantaloni di lana, qualche centinaio di coperte e abbigliamento
invernale per i bambini. La Parrocchia di Jhang ha sostenuto sia le famiglie cristiane che quelle musulmane creando un importante esempio di
collaborazione tra loro. L’impegno continua con l’organizzazione di piccoli gruppi di auto aiuto per garantire un sostegno psicologico a coloro che hanno
subito il trauma della catastrofe naturale.
Nella provincia del Sindh, la Fondazione PRO.SA ha partecipato all’intervento coordinato dalla Camillian
Task Force, dove, dal gennaio 2011 un totale di 2050 pazienti ha ricevuto cure mediche attraverso gli interventi delle cliniche mobili; trentotto case
sono state ricostruite e quindici altre case sono in via di completamento; venti contadini hanno ricevuto assistenza; e 1300 famiglie beneficeranno presto
di un nuovo impianto di depurazione dell’acqua con la capacità di 40mila litri giornalieri. Per la ricostruzione delle case, sono stati distribuiti
materiali per coperture, cemento e coperte le spese di manodopera. Nel distretto di Kotri, ventisei beneficiari hanno ricevuto materiale da costruzione.
Tra loro ci sono venti famiglie indù, quattro cristiane e due mussulmane. Altre dodici famiglie cristiane nel distretto di Jati hanno ricevuto materiali
per coperture. Quindici nuove case saranno completate a Sujawal, a Khushpur e a Kott Addu. Queste nuove case sono state assegnate solamente a quelle
famiglie che hanno completamente perso le loro proprietà ma vantano dei titoli legalmente riconosciuti di proprietà fondiaria. Tutto l’aiuto dato ai
cristiani, indù, mussulmani è stato dato in base alle loro necessità e capacità di collaborare al progetto.
La ricostruzione delle case è stata fatta
nel distretto di Kotri, dove le famiglie mussulmane, cristiane e indù vivono in condizioni miserabili. I cristiani e gli indù sono sempre stati
discriminati nella società pakistana. Spesso non ricevono nessun aiuto né dal governo né dalle organizzazioni non governative mussulmane. Se mai hanno
ricevuto un qualsiasi tipo di aiuto, sono sempre stati gli ultimi a riceverlo. Tuttavia, sono rimasti lì facendo il meglio che potevano per ricostruire le
loro vite in questo momento di degradazione e disperazione.
Quando la CTF ha iniziato a incontrarli e a discutere con loro su quale sarebbe stato il
modo migliore per aiutarli, si sono subito riuniti e organizzati. Poiché vivono in piccole comunità di 15-20 famiglie, è stato facile organizzarli. Hanno
unito i loro sforzi e con l’aiuto della CTF sono stati in grado di ricostruire le loro case. La presenza della CTF è servita da stimolo e da motivazione
per le comunità locali, anche la chiesa è servita nell’affrontare e rispondere alle loro necessità. La CTF darà continuità all’intervento in Pakistan
organizzando attività di formazione in sette diocesi. Sulla base dell’esperienza nel campo dei servizi di soccorso umanitario, è sorta la convinzione che
quello pastorale-spirituale è un servizio spesso trascurato. Le vittime di calamità hanno più necessità di ricostruire le loro risorse interiori più che
quelle materiali.
Ancora una volta grazie a tutti voi che ci avete sostenuto. Senza di voi non avremmo potuto aiutare la popolazione del Pakistan.